Una inchiesta condotta da Aram Rostom (ripresa in Italia da Internazionale) svela il fiume di denaro americano che ogni anno finisce nelle tasche dei talebani e dei signori della guerra afghani con un sistema apparentemente legale. E pensare che accusavano gli italiani di pagare i talebani.
L'inchiesta di Aram Rostom parte da lontano, dal 29 ottobre 2001, quando i bombardieri USA si apprestavano a distruggere il potere talebano in Afghanistan. Quel giorno l'ambasciatore afghano in Pakistan tenne una caotica conferenza stampa a Islamabad nella quale ribadiva che i taliban non c'entravano niente con Bin Laden e che tutte le menzogne messe in giro dagli americani si sarebbero ben presto rivoltate contro di loro. Ma non è questo il punto, non è questo che ci vuol far vedere o sapere Rostom. Il punto è che a fianco dell'ambasciatore talebano, come interprete, c'era un personaggio che riapparirà anche in seguito nell'inchiesta e che è di fondamentale importanza. Un uomo barbuto, col turbante nero tipico dei taliban, con una benda all'occhio, una protesi al posto del braccio sinistro e tutta una serie di ferite di guerra. Quell'uomo era Ahmad Rateb Popal, eroe della guerra contro i sovietici ma anche ricercato dagli USA per traffico di droga. Ricordate questo nome perché lo ritroveremo in seguito.
Afghanistan 2009, il Paese è governato da Hamid Karzai. Indovinate chi è il cugino di Karzai? Ahmad Rateb Popal, lo stesso Popal che sedeva al fianco dell'ambasciatore talebano in Pakistan durante quella famosa conferenza stampa, lo stesso Popal ricercato dagli USA per traffico di droga, lo stesso Popal eroe dei mujahidin afgani, insomma lo stesso uomo anche se oggi non ha la barba incolta, la benda sull'occhio è molto elegante e il moncherino è di ceramica. Ok, direte voi, che c'entra questo? Calma che ci arriviamo. Dovete sapere, cari amici, che Ahmad Rateb Popal, insieme al fratello Rashid, controlla la Watan Group, uno dei maggiori colossi industriali afghani. Ok direte ancora voi, non c'è niente di strano nell'essere un uomo d'affari. E anche su questo avete ragione. Ma sapete cosa è esattamente la Watan Group? No? Allora ve lo diciamo noi. La Watan Group è un consorzio di aziende che controlla tutto il mercato delle telecomunicazioni, dei trasporti, della logistica e, soprattutto, della sicurezza. Addirittura la Watan Group ha un braccio armato che si chiama Watan Risk Management, il più grande network che si occupa della sicurezza in Afghanistan. Ma anche questo non sarebbe niente di straordinario se non che Watan Group e Watan Risk sono così premurosi da provvedere a tutta la logistica dell'esercito americano in Afghanistan e della relativa sicurezza dei convogli. Insomma, se a un soldato americano manca la carta igienica, le sigarette, un caricatore di proiettili, un missile anticarro e persino un Hummer, ci pensa la Watan Group a farglielo avere mentre la Watan Risk si assicura che nessuno attacchi i convogli. Come dice il caro Aram Roston, benvenuti nel grande Bazar degli appalti di guerra in Afghanistan, un mercato da miliardi di dollari l'anno.
In questo Bazar ci possiamo trovare di tutto, dagli agenti della CIA ai personaggi più loschi che l'umanità abbia creato che cercano di entrare in qualche appalto, tutti naturalmente e rigorosamente appalti governativi americani. Poi ci sono gli ex militari sovietici, gli ex mujahidin e gli ex talebani che sono li apposta per garantire che tutto l'approvvigionamento essenziale per l'esercito americano giunga a destinazione. E come fanno questi signori a dare cotanta garanzia? Facile, pagano i ribelli perché non attacchino i convogli. Orrore, se il Times sapesse queste cose ci farebbe tonnellate di articoli di fuoco (ma siamo sicuri che quei furbastri di inglesi non le sappiano queste cose?). Questo cari signori è l'Afghanistan, un posto dove per far arrivare i proiettili che servono a uccidere i talebani bisogna pagare proprio i talebani.
Non lo capite ancora questo meccanismo, vero? Ok, cercheremo di spiegarvelo sempre attingendo all'inchiesta di Aram Rostom. Il giornalista di “The Nation” ci spiega che per capirlo dobbiamo districare due matasse, la prima relativa alla rete di accordi segreti che regolano il mercato degli appalti, la seconda è quella relativa al complicato e perverso meccanismo grazie al quale è la sicurezza privata a proteggere i convogli militari e non i militari stessi.
Chi stabilisce chi vince e chi perde nel mondo degli appalti Afghani? Chiaramente lo decidono i potenti, gli uomini vicini a Karzai. E chi ha vinto nel 2009 un colossale appalto del Pentagono per trasportare la logistica americane alle truppe al fronte? Una certa Ncl Holding. Non sapete chi è? Non ci capite più niente? Calmi, è normale, ora vi ci facciamo arrivare. La Ncl Holding è una piccolissima azienda di servizi di logistica che fa capo a un certo Hamed Wardak. Vi dice niente il nome? No? Ok, vi diamo un aiutino. E' il figlio di Rahim Wardak, generale dell'esercito afghano nonché Ministro della Difesa. Non male come referenza eh? Ma non basta. Il nostro Hamed Wardak ha studiato negli USA dove ha conosciuto gente del calibro di Jeane Kirkpatrick, ex ambasciatrice e collaboratrice di Regan, Milton Bearden, ex funzionario di primo livello della CIA e tutta una serie di nomi legati all'American Enterprise Institute, un notissimo think tank neoconservatore americano. E' chiaro che per Wardak accedere agli appalti del Pentagono è un gioco da ragazzi. Volete sapere a quanto ammonta l'attuale appalto in concessione alla Ncl Holding? 2,2 miliardi di dollari, equivalente più o meno al 10% del PIL afghano.
Ok, abbiamo trovato chi porta la carta igienica e i proiettili ai soldati americani al fronte. Ma chi garantisce che tutta questa roba arrivi? Non lo avete capito? Ricordate il nome che dovevate ricordare all'inizio? Esatto, proprio Ahmad Rateb Popal, quello senza un occhio, senza un braccio e tanto vicino ai talebani. Costo dell'operazione? Il 20% dell'ammontare dell'appalto. Non sapete fare i conti? Il 20% di 2,2 miliardi è 440 milioni di dollari che finiscono nelle tasche di Ahmad Rateb Popal. Di questi circa la metà (220 milioni di dollari) va ai talebani perché non sparino addosso ai convogli.
Quindi sostenere che gli americani paghino (profumatamente) i talebani perché non sparino addosso ai loro convogli non è per niente azzardato. Ora però il quesito che si pone è un altro. Considerando che l'inchiesta di Aram Rostom svela solo la punta dell'iceberg, cioè svela solo una minima parte degli interessi che ci sono dietro al Bazar della guerra afghana, siamo veramente sicuri che ci sia qualcuno che abbia veramente interesse che questa guerra finisca? Ma soprattutto, dove diavolo è il Times?






