In occidente si continua a parlare di “integrazione” mentre nell'Islam si attua “l'assimilazione”. Sembrano due termini molto simili ma non lo sono affatto. Gli attacchi portati alle chiese cattoliche e ai fedeli cristiani negli ultimi tempi in Indonesia, in Egitto, in Iraq, in Sudan e in altri posti di cui non si parla sono solo la punta dell'iceberg.
Inutile girarci intorno, il mondo ha un “problema islamico” che non si limita solo alla diffusione del terrorismo, alle reiterate violazioni dei Diritti Umani, dei Diritti delle donne ecc. ecc. ma che ha radici profonde incancrenite nelle basi dell'Islam. Non intendiamo certo fare di ogni erba un fascio, siamo convinti cioè che molti musulmani siano bravissime persone che rispettano l'altro, ma è indiscutibile che c'è una buona parte del mondo islamico che non la pensa così e che piano, piano, sta sovrastando quella percentuale minoritaria di islamici che ragionano in termini di Diritto.
“Il solo fatto di essere cristiani è divenuto motivo per vivere nel terrore”. Queste non sono parole di uno qualsiasi ma di Barnabael Soryany, vescovo copto ortodosso in Egitto. “I fondamentalisti odiano la croce – prosegue il vescovo – e quindi si scagliano contro di noi”. Lo ha detto ieri in una lunga intervista dove, tra le altre cose, afferma che “dietro le violenze contro i cristiani ci sono i Fratelli Musulmani”, quel gruppo cioè che in Egitto crea tanti grattacapi al Governo e che ha ispirato e creato vari gruppi terroristici, tra i quali il più famoso è Hamas.
E qui torna il discorso della differenza sostanziale tra “integrazione” e “assimilazione”. Mentre un cristiano, per sua mentalità, cerca di integrare gli altri nella sua mentalità senza tuttavia imporre niente (sono finiti da molti secoli i tempi delle crociate), il musulmano cerca di assimilare l'altro nella sua cultura. Se non ci riesce lo considera un nemico. Non sappiamo se questa sia una interpretazione del Corano o sia esattamente quanto il sacro testo islamico sostiene, ma sappiamo con certezza che la maggioranza dei musulmani la pensa così.
In Europa ne abbiamo le prime avvisaglie in Gran Bretagna e in alcuni Paesi nordici, posti dove la volontà di integrazione è stata scambiata per debolezza e ha dato il via a svariati tentativi di assimilazione. Incredibile come in questi giorni il Parlamento britannico stia discutendo della possibilità di introdurre la Sharia nel suo ordinamento, anche se solo per i musulmani. In svariati Paesi europei viene vietata l'affissione del crocefisso, mentre le donne islamiche devono subire ogni tipo di violenza, dal velo imposto alle percosse, solo per sottostare alle “leggi islamiche”, che naturalmente i buonisti europei ligi al “principio dell'integrazione”, si guardano bene dal contrastare.
Non è questione di essere anti-islamici o islamofobici come qualcuno si affretterà ad etichettare queste parole, è una questione di difesa del Diritto, di quel Diritto che ogni essere umano dovrebbe avere di professare liberamente la propria fede, un Diritto che nell'80% dei paesi islamici è vietato per legge. Ora stanno cercando di cambiare le cose anche in quei Paesi, come l'Egitto o la Malesia, dove questo Diritto viene (anche se solo in parte) riconosciuto.
E l'Europa? Beh, l'Europa non è messa tanto meglio. La voglia estrema di “integrazione”, il buonismo portato ai massimi livelli unito a una buona dose di ipocrisia, sta facilitando i fondamentalisti islamici nella loro opera di “assimilazione”. Ci sembra di vedere il film di Star Trek dove c'erano i Borg che volevano assimilare gli abitanti della Terra e dicevano “è inutile resistere, verrete assimilati”. Beh noi diciamo che invece occorre resistere e soprattutto occorre non perdere per strada il concetto di “Diritto”. Occorre mettere da parte l'ipocrisia e ammettere che esiste un problema islamico. Sottovalutare questo dato di fatto sarebbe un errore fatale per le prossime generazioni.
La libertà religiosa, le tradizioni e i simboli vanno rispettati reciprocamente. Se a farlo è solo una parte mentre l'altra cerca di assimilare l'infedele è una cosa che non va bene. Se una parte rispetta i Diritti lasciando che l'altra li violi senza intervenire per paura di “interferire” (è il caso delle violenze sulle donne islamiche o sugli apostati), non va bene. Non ammettere che questo problema esiste è pura ipocrisia, forse più pericolosa dell'immobilità. Non sottovalutiamo i segnali che ci arrivano dal mondo islamico. Per noi potrebbe essere davvero fatale.