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Terrorismo: fusione tra sunniti e sciiti. Ecco la nuova strategia di Al Qaeda

Martedì 09 Febbraio 2010 07:44 Watch International
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Il messaggio inviato ieri da Said al-Shehri a nome di Al Qaeda nelle Yemen non è uno dei soliti messaggi di propaganda o di minaccia contro l'occidente, l'America e Israele, ma nasconde un significato che va ben oltre la propaganda, conclama l'inedita alleanza tra sunniti e sciiti, una vera rivoluzione per Al Qaeda.

Tutti i messaggi provenienti da Al Qaeda vengono analizzati con attenzione nella sede di Tel Aviv del “Institute for Research and Analysis in the Middle East” in particolare quando vengono da personalità importanti del mondo quadista come appunto Said al-Shehri, saudita, ex detenuto a Guantanamo e fuggito (in modo misterioso) dalle prigioni di Riad dov'era stato rinchiuso dopo che gli americani lo avevano riconsegnato ai sauditi per una “rieducazione”. Numero due di Al Qaeda nello Yemen e braccio destro di Wasir al-Wahshi, al-Shehri non è certo una figura di secondo piano.

Ieri in occidente quasi tutti hanno rimarcato alcuni passaggi del messaggio, in particolare quello riferito all'esortazione a “colpire ovunque americani, cristiani e sionisti” e la parte riguardante l'appello alle tribù yemenite, comprese quelle sciite, a unirsi alla lotta nel nome dell'Islam. In pochi però hanno fatto caso proprio al passaggio in cui al-Shehri si rivolge alle tribù sciite dello Yemen. Quella parte del messaggio è di particolare importanza perché segna una svolta in due punti per Al Qaeda:

  1. per la prima volta il maggior gruppo terrorista islamico di fede sunnita (wahabita) si rivolge agli sciiti per chiedere loro di unire le forze contro “i nemici dell'islam”. E' una svolta epocale per Al Qaeda da sempre nemica degli sciiti, basti vedere cosa succede in Iraq.

  2. Il messaggio alle tribù sciite yemenite è in effetti un messaggio in chiaro a Teheran. Infatti, le tribù sciite dello Yemen, da anni in guerra con il Governo centrale, sono ampiamente supportate, sia a livello finanziario che con uomini e armi, dall'Iran. E' risaputo che diverse centinaia di Pasdaran combattono al fianco dei ribelli sciiti yemeniti. L'obbiettivo è chiaro: si metta da un lato la secolare rivalità tra sciiti e sunniti e si uniscano le forze contro il nemico comune che oltretutto in questo momento si sta coalizzando proprio contro Teheran.

Non a caso al-Shehri ha fatto un chiaro riferimento alla zona di Aden e in particolare allo stretto di “Bab El Mandeb” (in arabo la Porta della lamentazione funebre), in pratica allo stretto che collega il Mar Rosso all'Oceano Indiano e che funge da via privilegiata per i rifornimenti nel Golfo Persico. Bloccare quello stretto significherebbe interdire qualsiasi rifornimento alle attuali flotte occidentali presenti nel Golfo persico, alle future flotte (compresa quella israeliana in rotta verso il Golfo) che potrebbero posizionarsi di fronte all'Iran e comunque controllare una delle principali rotte del petrolio. Se Al Qaeda nello Yemen riuscisse veramente a prendere il controllo della zona di Aden raggiungerebbe esattamente lo scopo principale per cui Teheran finanzia e appoggia i ribelli sciiti yemeniti. Perché quindi non unire le forze?

Ecco che allora il messaggio inviato ieri assume una importanza decisamente maggiore rispetto ai soliti messaggi inviati da Al Qaeda. In primo luogo sancisce l'unione tra Al Qaeda e l'Iran, unione che a dire il vero (anche se a livelli embrionali) si è già vista in Afghanistan. In secondo luogo chiama i musulmani di tutto il mondo, di qualsiasi fede essi siano, alla guerra santa contro cristiani ed ebrei.

A dire il vero c'è anche una terza parte del messaggio che, se vogliamo, è addirittura più inquietante del resto, quella che, secondo gli analisti, conterrebbe il via libera agli operativi per una serie di attentati contro obbiettivi occidentali. In particolare Said al-Shehri fa riferimento a obbiettivi occidentali nella penisola araba, sia in Arabia Saudita, accusata di stare al fianco degli USA, che degli altri Paesi del Golfo esclusi (guarda caso) gli Emirati Arabi Uniti.

E' evidente il tentativo di Al Qaeda di compattare tutte le forze islamiche, compresi gli eretici sciiti, contro gli infedeli in una guerra a tutto campo e senza esclusione di colpi. Se la cosa dovesse andare in porto ci troveremmo di fronte ad uno scenario imprevedibile solo fino a pochi giorni fa, sunniti e sciiti uniti nella lotta a cristiani ed ebrei. Ora bisognerà vedere anche quali ripercussioni avrà questa nuova veste di Al Qaeda nel complesso universo islamico in Europa e quanti estremisti europei risponderanno alla “chiamata alle armi” di Said al-Shehri. L'impressione è nei nei prossimi mesi (forse anche prima) i servizi occidentali avranno una bella gatta da pelare.

 

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